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La fidanzata del mio amico (parte 27)


di Sicilydoc85
25.03.2026    |    3.933    |    7 9.7
"L – “Bella mossa finale, ma temo che non ci sia partita…” F – “Noi però eravamo sulle scale verso il parcheggio, qualcuno stava scendendo e ci è passato a pochi metri di distanza..."
Il giorno successivo, decidemmo di fare tutti un giro al centro commerciale.

Non dovevamo acquistare nulla in particolare, ma eravamo pronti a spendere nel caso avessimo trovato qualcosa di nostro interesse.
Ci vedemmo nel parcheggio, le auto erano molto vicine.
Il centro commerciale non era pieno, ma nemmeno evidentemente vuoto.
Lungo il tragitto per arrivare al tappeto mobile che ci avrebbe portato all’interno del complesso, Letizia rivelò che in realtà non aveva molta voglia di fare shopping.
La rimproverammo, avrebbe potuto dirlo prima.

Le si illuminò il viso, come al solito quando ha le sue idee strane.

L - “Beh ormai siamo qui…ma se provassimo a rendere lo shopping meno noioso?”

F – “Amore, cosa avresti in mente stavolta?”

L – “Facciamo un gioco… Lo shopping è per la gente normale! Noi siamo qui per un trofeo diverso. Un’ora di tempo, due coppie separate. Marco con me, Maria con te! Ci sono tre prove da superare tra questi corridoi…”

Maria fece un passo avanti, incuriosita – “Che tipo di prove?”

Letizia si leccò le labbra – “Prove di coraggio erotico! Un contatto fisico in un luogo pubblico, un rapporto completo da qualche parte e, per finire, una terza prova a nostra discrezione… Ogni prova va documentata con una foto, un video o un audio da inviare sul nostro gruppo!”

F – “Sembra interessante! Cosa c’è in palio? E come stabiliamo chi avrà vinto?”

L – “Andremo a cena stasera, la coppia che perde dovrà offrire. E soprattutto non potrà fare nulla, una sorta di penitenza, mentre la coppia vincente potrà giocare al ristorante come vuole!”

Sentii una scarica elettrica percorrermi la schiena.
Guardai Maria.
I suoi occhi erano fissi su Fabrizio, e la sfida lanciata da Letizia aveva acceso in lei una scintilla di competizione che non le avevo mai visto.

Letizia mi afferrò per un braccio e stringendo la presa – “Trenta secondi di vantaggio per voi!”

Le porte scorrevoli si aprirono.
Vidi Maria e Fabrizio allontanarsi.
Lei non si voltò indietro, lui le poggiò una mano sul culo.

Letizia mi sussurrò con tono sensuale – “Smettila di guardarli, ora siamo noi due…con me non puoi perdere!”

Mi afferrò per la mano, trascinandomi verso le scale mobili che ci condussero al secondo piano.

Entrammo in un grande negozio, puntammo al reparto abbigliamento invernale.
Era un labirinto di scaffali carichi di cappotti pesanti.
La mia partner individuò un espositore circolare, un cilindro di tessuto scuro che arrivava quasi a terra.

“Li dentro! Ora!”

Ci infilammo tra le fodere di seta e l'odore di lana nuova.
Lo spazio era minuscolo, eravamo schiacciati l'uno contro l'altra, avvolti dal buio dei tessuti.
Fuori, il rumore dei passi dei clienti era a meno di un metro.
Letizia si inginocchiò con una rapidità pazzesca.
Sentii la sua mano abbassare la zip dei miei jeans, e poi il calore improvviso della sua bocca.
Estrassi il telefono con la mano tremante per paura di essere scoperti.
Le spostai i capelli, riuscii a trovare una angolazione per scattare una foto della sua bocca mentre mi accoglieva.
Attraverso lo spiraglio tra due cappotti, nello sfondo della foto, si vedeva chiaramente una coppia di signori che consultava i prezzi di una borsa.
Flash, Click.
Inviato al gruppo.

Riposi il telefono in tasca, ma lo sentii vibrare immediatamente.
Una foto di Maria.
Era seduta su una panchina in un corridoio laterale, le gambe aperte, la gonna sollevata quel tanto che bastava per mostrare il perizoma in pizzo nero, e la mano di Fabrizio che si insinuava all’interno della sua figa.

Esclamai a bassa voca – “Cazzo, sono veloci!”
Letizia intanto si rialzava pulendosi le labbra con il dorso della mano.

Vide la foto – “Dobbiamo alzare l’asticella!”

Mi trascinò verso un negozio di intimo dove la fila per i camerini arrivava quasi all'ingresso.
Prese un corsetto rosso sangue e mi spinse verso la zona prove.

Una commessa bionda mi fermò, dicendomi che non potevo entrare.
Letizia si voltò con un sorriso angelico – “Deve solo aiutarmi con i lacci, è un regalo per il nostro primo anniversario!”

La commessa, visibilmente stanca, alzò le spalle e ci indicò la cabina numero 4.

Appena chiusa la tenda, il mondo esterno divenne un brusio indistinto.
Lo specchio a tre ante moltiplicava la nostra immagine all'infinito.

Letizia non perse tempo.
Sollevò il vestito, appoggiando le mani contro lo specchio freddo.

“Scopami! Ora!”

La montai cercando di non fare troppo rumore, dovetti tapparle la bocca per evitare che ci sentissero.
Avviai la registrazione audio sul telefono, avvicinandolo alla bocca di Letizia e aprendo la mano, per far uscire un po’ dei gemiti.
Poggiai il cellulare sul ripiano, feci partire un video.
In quel momento, le nocche della commessa bussarono contro lo stipite – “Signorina? Tutto bene? La taglia è giusta?”
Il corpo di Letizia sussultò sotto il mio, un fremito di puro terrore ed estasi.
Si schiarì la voce, cercando di dominare il respiro spezzato – “Sì... sì... va bene così... lo prendo!”
Mentre lo diceva, io spingevo più a fondo, godendomi il modo in cui i suoi occhi ruotavano all'indietro per il piacere.

Inviai l’audio ed il video.

Provò davvero il corsetto, glielo comprai come ricordo di questo gioco.
Eravamo appena usciti dal negozio, ancora scossi dal brivido della commessa che bussava, quando il telefono vibrò con una notifica video.
Lo aprii subito, Letizia premeva contro la mia spalla, curiosa.

L’inquadratura era ravvicinata, quasi brutale.
Maria e Fabrizio si erano intrufolati dietro alcune transenne metalliche in un’ala del centro commerciale ancora in fase di ristrutturazione. C’erano teli di plastica che pendevano dal soffitto e una panchina solitaria abbandonata tra i sacchi di cemento.
Maria era seduta su Fabrizio, dandogli le spalle, con la gonna sollevata fin sopra i fianchi.

Il video era esplicito.
Maria si inquadrò il viso, fece una linguaccia, e puntò il telefono verso il basso.
Inquadrò, con una certa sfacciataggine, le gambe che si aprivano, e la figa che lentamente accoglieva il cazzo del mio amico.
Fece tre di movimenti del bacino, ma un raggio di torcia tagliò il buio del cantiere.

Si sentì una voce.
“Ehi! Voi due! Cosa state facendo lì dietro?”

Qualcuno li notò.
Il video ebbe uno scossone violento.
Si sentì il respiro strozzato di Maria, il rumore metallico della transenna urtata nella fuga e il video si interruppe bruscamente.

Risi, provando una fitta di gelosia mista a un senso di vittoria.

Letizia mi strappò il telefono di mano, facendo partire un audio sul gruppo – “Bella la regia, ma il panico vi rovina il finale! Noi abbiamo finito il lavoro con il pubblico fuori dalla porta! Cominciate a preparare il portafoglio per stasera!”

Maria rispose scrivendo – “C’è ancora la terza prova che può ribaltare il risultato, non cantate vittoria!”

Letizia mi guardò – “Hanno lasciato il lavoro a metà! Diamogli il colpo di grazia, andiamo a finirlo noi, nello stesso posto!”

Attraversammo il centro commerciale correndo come adolescenti.
Raggiungemmo l’ala in ristrutturazione, guardandoci attorno e oltrepassando le stesse transenne metalliche che avevano visto Maria scappare terrorizzata.

Trovammo la panchina.
Ci posizionammo proprio come avevano fatto loro.

“Voglio che il video sia identico al loro, ma senza interruzioni!”
Letizia sollevò il vestito e si sedette sulla mia mazza, riprendendo tutto.

Mentre si muoveva lentamente, sentimmo il rumore di passi pesanti e lo scricchiolio di uno stivale sulla polvere.
La torcia di una guardia illuminò il telo di plastica a pochi metri da noi, proiettando le nostre ombre unite contro la parete grezza.
Probabilmente la stesa guardia che interruppe il video poco prima.
Mi girai per scrutarlo, speravo non ci vedesse.
In quell’istante, squillò il suo cellulare e rispose, andando via distratto da quella telefonata.

Letizia intanto non aveva fatto una piega.
Non si era staccata.
Non si era fermata.
Anzi, inarcò la schiena e aumentò il ritmo, emettendo un gemito profondo, una sfida sonora lanciata nel silenzio del cantiere.
Il fascio di luce passò oltre.

Il cellulare riprese tutto.
Letizia lasciò l’inquadratura genitale, e riportò l’obiettivo sul suo volto, mentre completavamo quello che Maria non era riuscita nemmeno a iniziare.

“Visto come si fa?”

Video inviato.

Nello stesso istante, anche Fabrizio ne inviò uno.

Partiva all’interno del centro commerciale, aprirono una porta che dava sulle scale in direzione del parcheggio.
Scesero mezzo piano, si infilarono in una rientranza.
Fabrizio allungò il braccio per allargare l’inquadratura, che lo mostrava montare Maria, intenta a gemere.
Trenta secondi dopo, si sentì l’apertura della porta.
Fabrizio ritirò il braccio, lasciando però il video in play.
Si sentiva Maria ansimare ancora.
Pochi secondi dopo, allungò nuovamente il braccio riprendendo la stessa angolatura – “Ok sono andati via! E non ci siamo fermati!”

Fine video.

Ci vedemmo al punto d’incontro, i sessanta minuti erano trascorsi.

L – “Bella mossa finale, ma temo che non ci sia partita…”

F – “Noi però eravamo sulle scale verso il parcheggio, qualcuno stava scendendo e ci è passato a pochi metri di distanza...Ma non ci siamo fermati, questa è da punteggio alto!”

Io – “Coraggiosi, davvero! Ma voi siete rimasti in apnea sperando che quelle persone non vi vedessero! Noi siamo tornati nel cantiere dove la guardia vi ha fatto scappare e abbiamo continuato a farlo mentre ci cercava con la torcia! Voi avete subito il rischio, noi lo abbiamo sfidato in faccia!”

L – “Quindi, patti chiari! Stasera la cena la offrite voi! E ricordate l’altra penitenza…”
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